Ben fatto, Sara!

Apro dopo tanto tempo questo spazio. Ormai è passato un anno e avrei potuto scrivere tanto, ma non ho mai avuto tempo. Sembra una scusa, ma purtroppo non lo è. Intendiamoci: non è che non abbia avuto giornate libere in cui ho oziato sul divano senza combinare nulla ma, piuttosto, non ho avuto il tempo per riflettere su tutto quello che stava succedendo.

E’ stato un anno pieno, enorme. E’ stato il mio ultimo anno di università (della triennale) e ho dovuto affrontare gli esami più tosti che mi ero lasciata indietro. Ho odiato studiare e ho sentito tutta l’inutilità dell’approccio umanistico verso il mondo classico e l’attualità. Ho dovuto riassestarmi in una città che non mi apparteneva più, Bologna, dopo un anno di Erasmus a Bilbao pieno, pienissimo, di svolta. Ho dovuto accettare che le cose erano cambiate mentre io ero via e che il tempo non si era semplicemente fermato, aspettandomi. Si tratta di riconquistare pezzo per pezzo quella che era la propria quotidianità e, spesso, di lasciare che alcuni pezzi vadano per la loro strada. E poi la malattia, le malattie, che abbiamo dovuto affrontare come famiglia e a cui ancora siamo dietro. Non starò qui a descrivere ogni momento vissuto, ma chi abbia avuto esperienze in famiglia di patologie importanti lo sa: ti manca l’aria per quello che devi affrontare. In certi momenti ho sentito che non ce l’avrei fatta più a sorridere, a entrare in ospedale, a uscire normalmente al cinema con gli amici. Mi ripetevo che non ero io a entrare in una sala operatoria e che dovevo essere forte, dovevo sorridere ogni volta che mi guardavi sdraiato sul letto, perché te ne meritavi mille di sorrisi e tutta la forza e l’energia del mondo, ma non sapevo se anche quel giorno ce l’avrei fatta a non scoppiare a piangere, a dirti che ero lì con te e mi continuavo a domandare se sarei crollata da un momento all’altro.  Ho sperimentato l’ansia vera, quella che non ti lascia respirare, ad ogni cattiva notizia o ad ogni tua smorfia di dolore. E poi gli ultimi esami, la scrittura della tesi, nella biblioteca del Sant’Orsola per poter rimanere in ospedale in ogni momento.

Tanti pensieri e poca voglia, ma ora guardando indietro ce l’ho fatta. Mi sono laureata, male, con mille problemi e rimorsi, ma ce l’ho fatta. Ed è solo una triennale, ce la fanno tutti oggigiorno, ma finché non ho avuto quella cazzo di corona di alloro sulla testa ho pensato di non farcela. 

Oggi dopo tanto tempo voglio solo essere felice per quello che ho e per quello che sono riuscita ad ottenere. Voglio andare incontro a questo anno sabbatico con la serenità di chi ha fatto quello che doveva fare ma che sa che deve cambiare strada. Ancora non so cosa farò, e questa cosa a volte mi butta giù, ma ho tempo e un meraviglioso viaggio in America Latina (precisamente: Colombia, Messico e Cuba) che penso e spero possa aiutarmi. Prendere il mio tempo, riflettere, prendere una decisione, ripensaci e ricominciare da capo. Senza scadenze né intervalli che non siano dati esclusivamente da me. Ascoltando le mie esigenze, il mio ritmo.

Oggi non voglio rimproverarmi di non aver avuto tempo per scrivere qui, o di non aver preso il massimo dei voti negli esami e nella laurea. Oggi è il giorno giusto per darmi una pacca sulla spalla e dirmi: Ben fatto, Sara! Oggi voglio solo essere contenta per cosa sono riuscita ad ottenere e per avere a disposizione tanto tempo per decidere cosa farò.

E proprio questo voglio augurarmi e augurare a tutt* voi: di avere il tempo per fare quello che si vuole e, semplicemente, farlo.

Buone feste, buon anno e tanto amore,

Sara

 

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“Tutto cambia quando le tue scelte iniziano a riflettere i tuoi sogni e non le tue paure.”