Vi spiego com’è stare con un ragazzo straniero. parte 1

Quando vedo le foto di uomini e donne in torsioni innaturali, o quando vedo quel bambino sulla costa, che sembra dormire, che potrebbe somigliare a uno dei tanti che ho badato nelle mie stagioni da baby-sitter, ma che in realtà, so, per il contesto innaturale delle onde del mare e per quel cielo ancora in subbuglio per la tempesta,  che è morto, inizio a pensare, a interrogarmi e a morire un pò anche io. E non “solo” perché è un bambino, non “solo” perché ha dovuto affrontare un viaggio disumano e una morte ancora di più, non perché ha lasciato il suo paese devastato ma, anche perché, a tutti questi motivi  si aggiunge il fatto che nei suoi occhi vedo quelli del mio ragazzo. So che sembra assurdo ma ancora, nel 2015, non esiste la libertà di movimento e certe persone hanno il diritto di viaggiare altre, semplicemente, no.

Questo è un post di denuncia e chiunque non voglia procedere nel cercare di capire la situazione attuale sull’immigrazione può chiudere l’articolo. Non parlerò di leggi né di decreti, parlerò degli effetti che questi comportano nella vita di milioni di persone, effetti che fino a poco tempo fa credevo totalmente separati dalla mia quotidianità, e che ora, invece, mi toccano profondamente.

Da otto mesi sto con un ragazzo marocchino (di cui, se può interessare, spiegherò meglio cosa comporti in un prossimo post) e la verità è che per quanto tutti ci chiedano quali siano le difficoltà più grandi, la lingua, la religione, la cultura diversa etc.. Nessuno si rende conto che l’ostacolo più grande sia l’Italia, o meglio l’Europa.

Nel nostro eurocentrismo, non ci rendiamo conto delle difficoltà che può avere una persona solo perché nata in un pezzo di mondo diverso dal nostro.

Per farla breve, ci sono solo quattro modi, che giocano a fare a gara per quale sia il più complicato, per cui una persona appartenente a un paese del Nord Africa (e dell’Africa e Medio Oriente in generale, direi..) può toccare il suolo del vecchio continente;

  1. Avere un famigliare in Europa. Questo, nel mio caso specifico, significherebbe sposarmi con lui.
  2.  La persona in questione può richiedere un visto turistico, assegnato sulla base di a come a-chi-di-dovere giri il culo, il quale visto ha scadenza di un mese. Sembra facile, ma oltre i controlli prima di rilasciare, dopo mesi, il passaporto (facebook, chiamate e sms controllati, ispezione in casa, colloquio motivazionale che spieghi la strana (?!) richiesta di viaggiare etc…) c’è una piccola clausola; non puoi partire, fino a che non hai almeno 10 mila euro in un conto in banca. Che, in quei paesi, è come dire 30 mila euro da noi.
  3. Trovargli un lavoro in Europa, cosa che sembrerebbe facile se non fosse per il fatto che devi avere un contratto di lavoro anticipatamente firmato, senza che alla persona in questione sia fatto nessun colloquio né nulla, senza contare il fatto che deve essere di un numero limitato di mesi per poi essere rinnovato e che la tua nazionalità definirà tutto il contratto di lavoro (in altre parole; chi sceglierebbe un lavoratore straniero, andandosi a complicare in contratti ardui e, soprattutto, senza conoscere la persona che assumerà?)
  4. immigrazione clandestina.

Mi sembra abbastanza chiaro come la quarta soluzione sia, se non la più facile, per lo meno la più immediata. Non chiederei mai a nessuno di farlo, tanto meno a una persona che amo, ma posso rendermi conto del perché le persone continuino a scegliere questa via. Sono impossibilitati dalle condizioni.

A questi problemi burocratici, aggiungeteci la curiosità o meglio, lo sguardo interdetto della gente, le solite domande idiote (mi dispiace, non avete fantasia, e molte volte poco tatto!), il razzismo velato di persone che si autoconsiderano open-minded, salvo poi dipingere i musulmani come brutti e cattivi, senza un ragionamento non dico storico-culturale, ma almeno logico, e poi vabbè… I normali problemi di coppia, soprattutto quelli dovuti alla distanza.

Insomma, la mia storia è letteralmente un casino, ma ho capito che il problema non è stare con lui, ma è questo mondo e l’idea di confine, e quindi finché avrò coraggio, lotterò non solo per una relazione che potrebbe finire domani, ma perché nel mondo non ci sia nessuno che debba subire le decisioni di qualcun altro, perché tutti siano liberi di andare dal fidanzato/a per il suo compleanno o di stargli/le accanto quando abbia la febbre. Ecco, questi per me sono diritti.

Se mi lascerò con Simo per religione, lingua o cultura beh… Questo voglio essere io a sceglierlo…

…E poi, guardateci, non siamo carini?

Io e simo

Per Simo, 10/07/2015

“Hai preso tutto quello che sapevo sull’amore e l’hai messo da parte.

Mi hai guardata negli occhi e me l’hai insegnato.”

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2 pensieri su “Vi spiego com’è stare con un ragazzo straniero. parte 1

  1. Il mondo è vero che ci complica la vita ma te non devi fart condizionare dal mondo cioè se il mondo ti complica la vita te non puoi arrivare a dire “ah il mondo è complicato quindi non riesco a raggiungere i miei obbiettivi” ma se vuoi andare a raggiungere i tuoi obbiettivi devi oltrepassare le complicanze che il mondo ti dà…

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    • Hai ragione ma io non vorrei solo stare con il mio ragazzo. La riflessione ha un respiro più ampio; vorrei che a tutti fosse garantito il diritto al movimento. E questo può avvenire se si cerca di cambiare la struttura del mondo, non cercando di ottenere qualcosa solo e soltanto per me. Non so se mi sono spiegata…

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